Benvenuti in Dakota Academy

La lana di roccia è cancerogena? Affatto! Ecco cosa dice la normativa

Scritto da Redazione | 18 giugno 2019

Ti sarà capitato di sentirti chiedere dai tuoi clienti: “ma la lana di roccia è cancerogena?”. Dopo aver letto questo articolo potrai rispondere loro in completa sicurezza “Assolutamente no!”.

La conferma ci arriva direttamente dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, che classifica a rischio zero le lane minerali le quali, qualora le loro fibre venissero in qualche modo inalate, non presenterebbero un pericolo per la salute delle persone.

Ma andiamo con ordine e vediamo quali sono gli impieghi della lana di roccia e perché il tuo cliente non deve preoccuparsi di utilizzarla.

 

 

Sfatiamo il mito della lana di roccia cancerogena

 

Lana di roccia e fibre artificiali vetrose

La lana di roccia, la lana di vetro e le altre fibre artificiali vetrose sono largamente impiegate in edilizia, grazie principalmente al rapporto qualità-prezzo, che unisce una grande capacità isolante ad una piccola spesa.

Sia durante la fase di produzione del materiale che durante il suo utilizzo, l’impiego della lana di roccia è totalmente sicuro e non pericoloso per l’organismo, anche se rimane consigliato per chi effettua fisicamente l’installazione di indossare guanti, occhiali protettivi, indumenti antinfortunistici e mascherina, in modo da evitare il rischio di inalare del particolato.

Anche quando il materiale esaurisce il suo proposito e deve essere sostituito, a livello di gestione dei rifiuti la lana di roccia è classificata come rifiuto speciale non pericoloso e può quindi essere smaltita nelle discariche che ospitano i comuni rifiuti inerti, come le macerie ottenute da demolizioni o lavori di ristrutturazione edile.

 

La normativa di riferimento per la lana di roccia

Il Ministero per la Salute italiano ha pubblicato una nota dal titolo "Le Fibre Artificiali Vetrose (FAV) – Linee guida per l’applicazione della normativa inerente ai rischi di esposizioni e le misure di prevenzione per la tutela della salute" proprio per chiarire i possibili rischi derivanti dall'utilizzo di lana di roccia, lana di vetro e materiali simili.

La nota è direttamente collegata al Regolamento Europeo (CE) n.1272/2008, che utilizza due metodi per verificare se una fibra vetrosa può essere considerata cancerogena oppure no: la biosolubilità e il diametro geometrico medio ponderale.


La biosolubilità della lana di roccia

Il regolamento traccia una distinzione tra fibre biosolubili e non biosolubili, andando a inserire la lana di roccia all’interno del primo gruppo: il materiale è, infatti, formato da fibre biosolubili contenenti un quantitativo di ossidi alcalino-terrosi superiore al 18% che l’organismo è in grado di smaltire autonomamente prima che possa causare effetti negativi. (La Direttiva della Commissione Europea 97/69/CE del 5 dicembre 1997, recepita a livello nazionale con il D.M. 01/09/98 e con la Circolare n. 4 del 15 marzo 2000, ha introdotto per le lane minerali la “Nota Q”, relativa alla bio-solubilità. La Nota Q è stata poi ripresa e confermata dal Regolamento CLP, modificato dal Regolamento CE 790/2009.)

Le fibre che non sono biosolubili invece si accumulano all'interno delle vie respiratorie e possono, con il tempo, innescare reazioni di vario genere.


Il diametro geometrico medio ponderale

L’altro parametro considerato è quello delle dimensioni delle polveri rilasciate da un materiale: le polveri grossolane (superiori ai 6 micron) sono facili da filtrare sia per l'apparato respiratorio che per le mascherine e quindi non vengono considerate pericolose.
Le particelle più sottili (inferiori ai 6 micron), invece, sono un altro paio di maniche: la loro capacità di insinuarsi a fondo nei bronchi e ad arrivare nei polmoni le rende molto pericolose perché si depositano nell’organismo e lì rimangono.

La lana di roccia, anche in questo caso, è totalmente innocua perché rilascia delle polveri di diametro maggiore al limite imposto dalla legge, oltre a quanto abbiamo detto prima, e cioè che, anche se dovessi inalare le fibre, queste sono biosolubili e quindi facilmente smaltibili.

 

Come verificare se i materiali sono davvero sicuri

Per accertarti che il prodotto che vendi sia davvero sicuro, puoi facilmente verificare - e consigliare ai tuoi clienti di fare lo stesso - la composizione del materiale nelle schede tecniche allegate al prodotto, che indicano la biosolubilità e il diametro geometrico medio ponderale delle fibre emesse.

E nel caso in cui un cliente ti chieda come comportarsi quando hanno a che fare con lana di roccia posata o prodotta parecchi anni addietro e di cui non è possibile conoscere la composizione? In questo caso le Linee Guida del Ministero della Salute prescrivono di verificare la composizione chimica del materiale prima di procedere con i lavori rivolgendosi a laboratori di analisi pubblici o all'ARPA per verificare la non pericolosità del materiale.

 

La prova del nove: gli studi sugli operatori a contatto con la lana di roccia

Alcuni studi hanno analizzato l'incidenza del cancro negli operatori che lavorano quotidianamente al contatto con la lana di roccia, considerando sia chi produce il materiale sia chi lo utilizza in cantiere.
Il risultato ha portato alla luce che la media dei tumori sugli operatori è la stessa che nel resto della popolazione.

La conclusione è che quindi lavorare a stretto contatto quotidiano con la lana di roccia non è considerato un fattore di rischio per lo sviluppo di qualsiasi genere di tumore. Soltanto la lana di vetro per scopi speciali è classificata come possibile cancerogeno, mentre la lana di roccia e quella di vetro per uso edile sono considerati materiali del tutto sicuri.

 

In conclusione

Dopo aver analizzato la questione da molti punti di vista, possiamo sentirci sicuri nel dire che la lana di roccia non è in alcun modo cancerogena. E non solo! È tra i materiali più versatili in cantiere, è economica, ha tantissime caratteristiche tra cui una resistenza meccanica elevata e un’alta capacità di isolamento acustico, non danneggia l’ambiente, ma è anche sicura sia per chi chi vive negli ambienti in cui è stata utilizzata.